Squadre di calcio e sponsorizzazione, dettagli e novità

Quando si parla di calcio, oggi, è inevitabile legare entrare in un discorso di sponsorship: oggi la maggior parte delle maglie delle squadre di calcio italiane ed internazionali mettono in bella vista il nome dell’azienda sponsor principali, e in alcuni casi anche più di uno.

Si va dal marchio di aziende di pneumatici, come Pirelli per l’Inter, fino ad aziende automobilistiche come Fiat per la Juventus, senza dimenticare anche compagnie aeree come la Fly Emirates che capeggia sulle maglie di Milan, PSG, Arsenal e Real Madrid, oppure i broker forex come Plus500 e FxPro, rispettivamente sponsor principali dell’Atletico Madrid e del Fulham FC, oppure 24Option sponsor secondario della Juventus.

Una cosa che non tutti sanno è che non è sempre stato così, ed anzi per diverso tempo è stato vietato sponsorizzare le maglie di calcio (in Italia praticamente c’è stato questo divieto fino all’inizio degli anni ’80, in altri paesi decadde prima).

La prima società di calcio italiana a mostrare una sponsorizzazione fu il Lanerossi Vicenza, che nel 1953 sfoggiò una “R” sulla divisa, simbolo del lanificio Lanerossi. All’inizio degli anni ’70 arrivo l’ok della FIGC alle sponsorizzazioni personali dei calciatori, mentre sul finire di quel decennio iniziarono a capeggiare gli sponsor tecnici delle squadre di calcio, ovvero le aziende che realizzavano le magliette.

Nel 1978 arriva il primo sponsor commerciale, precisamente sui calzoncini dell’Udinese: fu l’azienda Sanson. Questa idea non piacque alla FIGC che multo la squadra di 10 milioni di lire e la costrinse ad eliminare lo sponsor. L’anno successivo arrivò il primo sponsor sulle maglie, era il Perugia.

Il processo divenne inarrestabile e nel 1981 la FIGC fu costretta ad ammettere le sponsorizzazioni sulle maglie delle squadre di calcio. Dalla stagione 1982 – 83, ben 28 delle 36 squadre di serie A e B si presentarono, ai nastri di partenza, con le maglie “sporcate” da uno sponsor.

Dal 2004 – 2005 diventa possibile, per le squadre, esporre sulle proprie magliette anche un secondo sponsor, minore, in maniera tale che ancora più spazio divenne occupato dagli sponsor.

Nel corso degli anni sono arrivate diverse novità, come le sponsorizzazioni sui pantaloncini, sul retro della maglia (nella parte bassa, perché in quella alta c’è il nome solitamente) e, dal 2014 – 2015, è ammesso anche un terzo sponsor diverso sulle casacche delle squadre di serie A e B.

Piano piano anche le maglie delle nazionali di calcio sono diventate sponsorizzate, anche se solo con il loghetto dello sponsor tecnico, e oggi anche gli arbitri indossano delle divise con tanto di sponsor sopra.

Ad oggi è davvero raro trovare una maglia di calcio senza sponsor, tanto che anche una delle ultime squadre rimaste, il Barcellona, ha ceduto alle lusinghe del denaro.

Se guardiamo alla classifica delle squadre che incassano di più dagli sponsor (pagina in lingua inglese) troviamo in testa il Manchester United, che ha firmato un contratto di 7 anni con Chevrolet, dai quali incasserà 559 milioni di dollari, il Chelsea, che incassa 57 milioni l’anno dalla giapponese Yokohama e Real Madrid.

Insomma, da aziende che lavorano nel forex a siti web di vario genere, senza dimenticare ovviamente le aziende “classiche” come le compagnie aeree, le auto e produttori videogiochi, oggi è davvero difficile immaginare una casacca di calcio senza sponsor, sembra quasi un po’ più povera e meno bella. Speriamo solo che questa storia non prenda troppo la mano: siamo già finiti a chiamare la Coppa Italia con il nome di Tim Cup, non abbiamo proprio bisogno di tifare per la Jeep Juventus o per la Pirelli Inter.